La  prima e tipica presenza salesiana.
Don Bosco disse esattamente così: “Nostro  scopo principale sono gli Oratori”.
Si spiega così lo sviluppo che ha avuto nel mondo questa presenza pastorale tra i ragazzi e i giovani.
A tal punto che dire “salesiani” è dire “oratorio”.
Una magnifica e gloriosa equivalenza.
L’Oratorio non fu inventato da don Bosco. 
Prima di Lui, san Filippo Neri e san Carlo Borromeo avevano lanciato nelle loro diocesi questa iniziativa per i giovani.
Ma don Bosco lo reinventò con la sua fantasia, la sua pedagogia e la sua santità.

Un Cardinale di Santa Romana Chiesa ha affermato che l’Oratorio è “la prima gloria e il capolavoro di don Bosco”.
Non è nato a tavolino.
È nato dall’esperienza di lunghi anni da parte di don Bosco, al quale venne riconosciuto e dato il titolo e l’incombenza di “direttore degli Oratori torinesi”.

In tempi più vicini a noi, il papa Paolo VI disse: “L’Oratorio deve avere la sua primavera, la sua fioritura.
Non perché sia istituzione invecchiata da ringiovanire, ma perché è ancora tanto giovane che reclama sviluppo”.

La Congregazione Salesiana, nella sua coscienza storica, scrive: “Don Bosco visse una tipica esperienza pastorale  nel suo primo oratorio, che fu per i giovani
Casa che accoglie,
parrocchia che evangelizza,
scuola che avvia alla vita e
cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria”.

L’Oratorio è un bene radicale.
Innanzitutto bene radicale  per la PARROCCHIA.
L’Oratorio è fondamentale; dico fondamentale non nel senso di molto importante, ma nel senso letterale: è qualcosa che ne getta continuamente le fondamenta.
La parrocchia è in continuo divenire, le generazioni si avvicendano, nuovi fanciulli crescono, nuove conoscenze si formano, nuovi impegni si creano: l’oratorio fonda tutto questo, nel senso che continuamente prende a formare i nuovi cristiani.
Una parrocchia senza Oratorio è priva di un fondamento per il suo essere e per la sua comunità.

Poi, bene radicale per il RAGAZZO.
L’Oratorio ha come scopo principale il pieno sviluppo delle risorse personali dei giovani, entro una visione cristiana della vita.
Realizza l’evangelizzazione dei ragazzi di una zona, attraverso le attività del tempo libero organizzato in forma aperta.
Viene offerta ai singoli ragazzi e ai gruppi che si costituiscono la possibilità di sviluppare i propri interessi culturali, sociali, artistici, ricreativi, con attività che hanno finalità educative.

Le note caratteristiche della felice formula dell’Oratorio.
Ecco: la prima caratteristica è la flessibilità.
L’Oratorio è una realtà estremamente flessibile.
Insegue i giovani nelle loro esigenze e nei loro bisogni, immettendo nell’esperienza giovanile i semi della maturazione umana e cristiana.
Si adatta perciò ai luoghi, ai tempi, alle situazione più disparate.

La seconda caratteristica è la globalità.
L’Oratorio si caratterizza e si misura sulla capacità di assumere pienamente e totalmente l’esperienza di quanti si avvicinano all’Oratorio.
Le differenze tra le persone che popolano l’Oratorio non ha mai spaventato don Bosco e i suoi Salesiani; perché ciascuno ha la possibilità di trovare il proprio posto o se si vuole la propria vocazione.
Se non si raggiunge questo obiettivo l’Oratorio fallisce nella sua missione.

La terza caratteristica è l’esigenza.
Sì, l’Oratorio è esigente!
Chiede anzitutto una presenza continua e assidua dell’educatore.
In più richiede uno schietto rapporto di amicizia con i ragazzi e i giovani.

News ANS

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